La storia dell'Alfetta
L’Alfa Romeo Alfetta, icona della berlina sportiva anni settanta, esordisce nella primavera del1972, pur essendo pronta già l’anno prima Nella gamma Alfa Romeo si va a posizionare tra la Giulia, declinata nelle due cilindrate 1300 e 1600, e la 2000 . L’Alfetta eredita il nome dalla celebre monoposto “Alfetta 159”, protagonista indiscussa delle competizioni degli anni quaranta dello scorso secolo.
Berlina a trazione posteriore, a quattro porte e cinque posti, l’Alfetta è equipaggiata inizialmente, pur essendo prevista anche la classe 2000, con un unico motore, il 1800
La linea dell’Alfetta è opera dal Centro Stile Alfa Romeo :impostata a metà anni 60, verrà compiutamente definita nel 1968:la parte anteriori del progetto definitivo riprende i concepts interni,mentre la coda risente dei progetti dell’allora giovanissimo (classe 1939) Giorgetto Giugiaro cheproprio in quegli anni avviava l’attività di designer free lance attraverso la Italdesign. La linea è di rottura sia rispetto al design della Giulia e derivate, sia all’intera produzione dell’epoca: compatta , con uno spiccato andamento a cuneo, equilibrata nei volumi, aerodinamica (cx 0.42), lontana da appesantimenti baroccheggianti. Il frontale ,caratterizzato dalla presenza di quattro fari circolari di pari diametro (soluzione già vista sulla 2000), è caratterizzato dalla presenza di una mascherina nera, ornata da tre piccoli fregi; al centro, ancorato alla carrozzeria, lo scudetto alfa,decorato dal nuovo stemma Alfa Romeo, privo della scritta milano. I paraurti sono a lama con rostri gommati;quello anteriore ospita le luci di posizione e gli indicatori di direzione.. Nella vista di lato, nonché sulla parte inferiore del posteriore si nota una fascia verniciata di nero, volta a snellire i fianchi (presente nella coetanea fiat 132 m.y 72). Le portiere anteriori sono dotate di deflettori apribili a compasso; i vetri sono incollati (particolare nefasto, perché fonte di aggressione della ruggine, tanto da essere soppresso a vantaggio di più tradizionali guarnizioni); nei montanti posteriori sono state ricavate due prese d’aria cromate, destinate a rimanere, con piccole variazioni, fino al m.y 83. La parte posteriore è caratterizzata dai gruppi ottici a sviluppo orizzontale, divisi in tre sezioni. bialbero (1779 cc), da 122 CV a 5500 giri/minuto, abbinato ad un cambio manuale a cinque marce montato posteriormente, che garantisce un’eccellente distribuzione dei pesi. Le sospensioni anteriori sono a quadrilatero deformabile con barre di torsione, mentre le posteriori, sono caratterizzate dal ponte De Dion. I freni sono a disco a doppio circuito con servofreno e limitatore automatico di frenata al retrotreno, lo sterzo è a cremagliera; il serbatoio carburante ha una capacità di 49 litri.
L’abitacolo, caratterizzato da una selleria in texalfa o tessuto abbinati validamente alla carrozzeria, è elegante e spazioso La plancia, caratterizzata da un disegno pulito, lineare e moderno, è decorata da inserti in legno, materiale con cui è realizzato anche il volante regolabile in altezza ed inclinazione. La strumentazione, raccolta nel grande quadro posto di fronte al pilota, è composta da cinque strumenti circolari: contagiri con manometro olio, tachimetro con contachilometri totale e parziale, indicatore livello benzina, orologio, termometro acqua. Completo e raffinato l’impianto di climatizzazione, che può contare su numerose bocchette e sulla possibilità di regolare separatamente i flussi d’aria e la temperatura dei due lati dell’abitacolo. Disponibile, a pagamento, l’aria condizionata (che imponeva lo spostamento della batteria nel vano bagagli) Il vano bagagli, grazie alla coda alta ed alla disposizione orizzontale della ruota di scorta, raggiunge una capacità di ottime dimensioni. L’Alfetta ottiene giudizi lusinghieri su strada, grazie alle eccellenti prestazioni (velocità massima di 180 Km/h, accelerazione da 0 a 100 Km/h in 9,8 secondi), all’ottima tenuta di strada ed al comfort di marcia. Eccellente, in relazione alle prestazioni, il consumo di benzina (11,5 litri / 100 Km).Qualche rilievo veniva mosso alla manovrabilità del cambio, legata ai complessi rinvii (ma anche con il raffronto con quello-perfetto-della Giulia) Il modello, da subito al vertice delle vendite in Europa, nel triennio di produzione subisce solo lievi modifiche: eliminazione dello stemma sulle coppette ruota, ora impresso sulle calotte; eliminazione parzilae del rivestimento del vano bagagli (1973); pannelli porta in skai nero non abbinato al colore della selleria nei modelli con interni in stoffa/panno; per i modelli con interni in texalfa rimane invariato l’abbinamento corretto.(1974)
Nel febbraio 1975, sull’onda della crisi petrolifera, l’Alfetta viene affiancata da una sorella definita ‘economica’:l’allestimento esterno è semplificato, con l’adozione di paraurti privi di rostri e più corti; privi di cromature le griglie laterali di aerazione; davanti, due proiettori di maggiori dimensioni incorniciano il frontale,ornato da un solo listello. Modifiche anche agli interni, con l’adozione di una grafica strumentazione a sfondo blu,un volante in plastica nera,e un meno sofisticato impianto di aerazione. Semplificata la dotazione L’Alfetta 1600 1.serie o ‘economica’ è mossa da un motore di 1570 cc,ripreso,con incremento di potenza, da quello della Giulia super: caratterizzato da una potenza massima di 109 CV a 5600 giri/minuto e da una coppia massima di 142 Nm a 4300 giri/minuto. Le prestazioni rimangono sostanzialmente invariate, con una velocità massima di 175 Km/h, ma se i consumi scendono in media del 6-7 %, peggiorano accelerazione e ripresa, soprattutto in conseguenza della rapportatura del cambio volta al risparmio
Nell’aprile 1975 anche la 1800 è oggetto d’un leggero restyling, che interessa il frontale ed alcuni dettagli degli interni. Il modello 1975 è riconoscibile grazie alla nuova calandra, che perde i tre profili cromati ed ospita uno scudetto Alfa Romeo più grande; dall’adozione di tergicristallo e rostri paraurti neri,nonché dalla scritta posteriore indicante la cilindrata; la parte inferiore della carrozzeria viene verniciata del medesimo colore della carrozzeria. Da fine anno, adozione di vetri con guarnizione e indicatori di direzione anteriori arancioni, in ossequio alle modifiche del C.d.S. Modifiche agli interni, con nuova parte inferiore del cruscotto, ripresa dalla Alfetta Gt, nonché da strumentazione a sfondo blu Per contenere i consumi, il motore della 1800 è depotenziato fino a raggiungere i 118 CV.,e la rapportatura del cambio diversa.
Ultima novità del 1975 è l’Alfetta destinata al solo mercato statunitense ed equipaggiata con un motore ad iniezione meccanica Spica, di 1962 cc, che le permette di raggiungere i 175 Km/h. Dotata dei dispositivi antinquinamento e d’illuminazione previsti dalla legislazione americana, questa versione è facilmente riconoscibile per l’adozione dello specchietto retrovisore esterno, di inedite luci targa,fari posteriori rossi, luci d’ingombro laterali e di paraurti ad assorbimento d’energia in materiale plastico nero. Dopo alcuni mesi sarà caratterizzata anch’essa dall’adozione delle migliorie della seconda serie europea, fra le quali lo scudo maggiorato. A questa, seguirà poi la terza serie , basta sulla scocca della 2000,con allestimenti diversi ed adozione, su richiesta, della trasmissione automatica
Nel 1977 la 1600 viene unificata nell’allestimento con la 1800;piccole modifiche di dettaglio sono introdotte con l’inversione della posizione del contakm/ contagiri, e l’adozione di nuovi colori
Nel Febbraio 1977 debutta così l’Alfetta 2000 in allestimento europeo, che sostituisce l’Alfa Romeo 2000 berlina.ponendosi al vertice di gamma.
La nuova versione, diversamente dal modello USA,presenta sostanziali innovazioni che ineriscono la stessa scocca.Dal punto di vista meccanico, la vettura è mossa dal motore bialbero di 1962 cc con alimentazione a carburatori; la potenza massima è di 122 CV a 5300 giri/minuto, mentre la coppia massima è di 175,5 Nm a 4000 giri/minuto; la velocità massima è di 185 Km/h, a fronte di un consumo medio di 10,1 litri/100 Km. Capacità del serbatoio incrementata a 49 litri Esteticamente la 2000 è caratterizzata dal frontale basso e allungato, con un’inedita calandra nera e squadrata, circondata da fari rettangolari. I paraurti anteriori, con inserti in plastica centrali e sui cantonali i, ospitano , del tutto incassati ,gli indicatori di direzione. Vengono adottate le nuove portiere anteriori, prive di deflettori, con inedite maniglie incassate. Posteriormente invece predominano i nuovi gruppi ottici dalle dimensioni raddoppiate.
Nell’abitacolo è ridisegnata la plancia, la console centrale, il cassetto portaoggetti, il volante;nuovi nella forma e nel rivestimento i sedili. Migliora la dotazione di accessori
Nel Luglio del 1978, debutta l’Alfetta 2000 Lusso, che sostituisce la 2000, da cui si distingue per alcuni dettagli esterni (specchietto retrovisore nero, modanatura sottoporta più estesa) ed interni (plancia e strumentazione con inserti in finta radica; cruscotto bicolore, con parte inferiore chiara; tale soluzione comunque, dal m.y 1979 sarà abbandonata a favore di una colorazione uniforme, nuovi colori delle plastiche, nuovo sistema di climatizzazione con bocchette più numerose sedili e pannelli delle portiere in velluto). La modifica più interessante riguarda tuttavia il motore che, grazie al differente profilo degli alberi a camme, raggiunge la potenza massima di 130 CV a 5400 giri/minuto e la coppia massima di 177,5 Nm a 4000 giri/minuto; la velocità massima sfiora i 190 Km/h. Le modifiche rendono l’Alfetta la più venduta nella sua classe in tutta Europa
Nel 1979 segue l’aggiornamento delle versioni 1600 e 1800, che adottano le stesse portiere della 2000 con maniglie incassate e prive di deflettore, adozione di serie delle cinture di sicurezza anteriori e le luci d’emergenza . Il motore della 1800 guadagna 4 CV e torna a vantare una potenza massima di 122 CV, anche se la velocità massima risulta ridotta a 179 Km/h.
Nel 1979, rispondendo alla richiesta del mercato di grandi berline con motore a gasolio’Alfetta 2000 TurboD, la prima vettura italiana con motorizzazione diesel sovralimentata. Mossa dal motore di 1995 cc con potenza massima di 82 CV a 4300 giri/minuto, prodotto dalla VM di Cento (FE), l’Alfetta turbodiesel raggiunge la velocità massima di 155 Km/h e consuma mediamente 8,4 litri/100 Km. La turbodiesel ha la stessa carrozzeria della 2000, da cui si distingue per le grandi feritoie orizzontali sul paraurti anteriore ed il tubo di scarico maggiorato; nel cruscotto cambiano le scale di tachimetro e contagiri e compaiono la spia per il preriscaldamento delle candelette e la spia della pressione di sovralimentazione. L’Alfetta a gasolio diventa un punto di riferimento: sportiva, prestazionale si avvantaggia di consumi contenuti
Inserire foto america
Nel 1981 debutta la 2000 LI America, con motore due litri da 128 CV ad iniezione meccanica e recupero dei vapori della benzina, associato ad un cambio manuale a cinque marce. La 2000 LI America è una versione speciale, meno di 1500 esemplari prodotti, realizzata per il mercato italiano e basata sulla “Sport Sedan”, denominazione data negli USA alla seconda serie del’Alfetta. Si caratterizza esternamente per i paraurti maggiorati, i doppi proiettori anteriori, le luci di posizione sulle fiancate anteriori, le fasce paracolpi laterali, i cerchi in lega; unico colore disponibile argento metallizzato.
Alla fine del 1981 l’Alfetta è sottoposta ad un nuovo restyling, con unificazione della gamma mediante l’utilizzo unico della scocca 2000 Tra le principali novità estetiche dell’Alfetta ‘82 , il portatarga nero inserito tra i gruppi ottici posteriori, le fasce paracolpi sulle fiancate e sottoporta, le coppe ruota nere, gli indicatori di direzione laterali arretrati e l’antenna radio incorporata nel parabrezza; nell’abitacolo, nuova selleria di design diverso ed adozione di un poco riuscito volante con ampio pulsante centrale.
La 2000 si differenzia dalle altre versioni per la calandra color alluminio opaco, guarnizioni in vetro alluminio e per l’adozione di lavatergifari, retrovisore esterno a comando elettrico, cinture di sicurezza e poggiatesta posteriori, vetri elettrici anteriori, pomello cambio e volante in legno, inserti in legno sulla strumentazione e sulla plancia. Tutte le versioni a benzina adottano l’accensione elettronica ed il cambio a cinque marce è caratterizzato da rapporti più lunghi:
Nel Giugno del 1982, la gamma si arricchisce di una nuova versione, la Quadrifoglio Oro, mossa dal motore 2000 alimentato,a scelta da iniezione meccanica spica o a carburatori . Estremamente riuscita l’adozione di i doppi proiettori anteriori, degli inediti cerchi in lega a disco pieno, di alcuni particolari di color marrone scuro, come la fascia sottoporta, i paraurti, la calandra, e il porta targa posteriore. La dotazione di serie è arricchita dall’adozione di check control, regolazione elettrica degli schienali anteriori e dell’altezza del sedile guida, vetri elettrici posteriori, chiusura centralizzata e trip computer.
Nello stesso anno, dopo intensi test su strada condotti con la collaborazione di dieci tassisti milanesi, debutta l’Alfetta CEM (Controllo Elettronico Motore). Commercializzata in serie limitatissima,(poco più di 1000 esemplari) è stilisticamente uguale alla 2000 m.y 82, ma se ne differenzia profondamente nella meccanica, per l’adozione di un sofisticato impianto d’iniezione elettronica, con iniettori particolarmente compatti ed efficienti, e soprattutto per il funzionamento modulare del motore, che in condizioni di scarsa richiesta di potenza , è in grado di funzionare a due anziché quattro cilindri, riducendo il consumo di benzina. L’esperimento no avrà seguito.
Nel Maggio del 1983 esordisce l’ultima serie : la 1600, 1800 e 2000 permangono inalterate dal punto di vista meccanico; vengono commercializzate la 2000 Quadrifoglio Oro iniezione elettronica ,che sostituisce la Q.O mod ‘82e la 2400 Turbodiesel. , che rimpiazza la 2000 td,ormai attaccata in casa dalla nuova Giulietta t.d
La nuova Alfetta Quadrifoglio Oro adotta un sofisticato impianto di iniezione elettronica Bosch Motronic, e soprattutto è la prima berlina di serie al mondo ad adottare il variatore di fase: la potenza massima raggiunge i 130 CV a 5400 giri/minuto e la coppia massima i 182 Nm a 4000 giri/minuto; il consumo medio è di 8,6 litri/100 Km
La 2400 Turbodiesel monta infine un inedito motore, prodotto ancora dalla VM, di 2393 cc, con potenza massima di 95 CV a 4200 giri/minuto; la velocità massima è di 165 Km/h, a fronte di un consumo medio di 8,1 litri/100 Km.
Esternamente l’Alfetta ’83 viene profondamente (e, valutato ex post, non sempre felicemente) rinnovataa, con l’adozione di vari particolari in plastica nera, che ne appesantiscono non poco la linea: nuovo fascione che integra i gruppi ottici posteriori,a loro volta zigrinati secondo il Mercedes-style, le fasce paracolpi laterali e sottoporta, lo spoiler anteriore, la calandra con scudo Alfa più piccolo e stilizzato; nuove le griglie d’areazione, incassate e carenate. Molto piacevoli le nuove colorazioni metallizzate La Quadrifoglio Oro si caratterizza dalle altre versioni per i doppi proiettori anteriori, i cerchi in lega ed i fendinebbia di serie. Nell’abitacolo viene modificata la plancia, sormontata da un grande blocco che contiene strumenti e spie di nuova grafica squadrata; tutte le versioni hanno ora di serie il check control, i vetri elettrici anteriori, la chiusura centralizzata e i sedili posteriori con poggiatesta incorporati.
La produzione termina all’inizio del 1985.









